Pesca in fiume con la canna fissa

0
675
Canna fissa di bambù per pescare
Canna fissa di bambù per pescare

Un pescatore con la canna fissa in mano. Immagine simbolo che risale ad antiche origini. Sebbene abbia perso parte del suo appeal, regge il confronto sul campo. Per catturare prede ambite nei fiumi dà un eccezionale contributo alla causa. Questa tecnica, brevettata come erede della lenza a mano, permise maggiore controllo.

Nel proseguo crebbe continuamente come notorietà. E perfezionata grazie ai mulinelli. Che trovarono ampio impiego nella comunità per via della loro semplicità, combinata a prestazioni superiori. Tuttavia, molti appassionati prediligono la cara, vecchia, canna fissa.

 

Pesca con canna fissa

Col miglioramento dei metodi produttivi si è evoluta la tecnica stessa. Inizialmente, trovò ricorso il bambù. Che, mediante gli innesti, rendeva possibile raggiungere distanze considerevoli. Pur con pesi sostenuti. Un tipico esempio era la gira.

Canna fissa in bambù lunga 8-9 mt, era diffusa tra i pescatori pavesi. Poi si passò al Canolon e alla fibra di vetro. I nuovi elementi alleggerirono il peso delle canne fisse. Ancora robuste, ma neanche eccessivamente. Poiché resistenti ed economiche riscossero enorme seguito. Tanto che addirittura sono impiegate ancora oggi.

Dagli anni ottanta iniziò a diffondersi il carbonio. Ulteriore progresso, visto che alle migliori performance combinava un peso sensibilmente ridotto. Il percorso fu graduale: in un primo momento si costruirono canne miste. Dopodiché, maturato il giusto know-how, interamente in carbonio.

 

Canna di bambù

Rare sì, ma non definitivamente scomparse. In passato le canne da pesca venivano forgiate ricorrendo al bambù. La pianta molto resistente, flessibile ed elastica rispondeva meglio alle funzioni. Nel tempo altri materiali lo hanno rimpiazzato, per i motivi sopra citati. Eppure, c’è chi ancora non si rassegna al passare degli anni. Nonni e genitori nostalgici, che trasmettono il sapere agli eredi. E spesso uniscono le risorse così da ottenere una canna di bambù fatta in casa.

Dai fiumi ai laghi, fino alle paludi la pianta cresce rigogliosa. Un semplice cannetto e buona manualità gli unici requisiti essenziali. Il risultato ripaga. Naturali e non trattati garantiscono qualità.

Il consiglio è di raccogliere quelli con più flessibilità. Ma, al contempo, aventi un diametro sufficiente affinché si dimostri resistente. Infatti, rinunciando al mulinello, l’intera operazione sarà a suo intero carico. Una volta scelta la canna, tirarle via i rami. Da non rompere alla base del nodo, altrimenti la canna accusa fragilità. Che, nel corso dell’utilizzo, potrebbero portarla a spezzarsi. Proceduto alla pulizia, sistemare le canne in un posto caldo. Cosicché stagionino, divenendo secche e asciutte.

L’iter lavorativo conviene effettuarlo in pieno inverno. E mettere da parte le canne fino all’estate. In tal modo durante la bella stagione saranno utilizzabili nella pesca. L’iter terminerà quando sulla superficie comparirà una patina lucida e liscia. Se, al contrario, appariranno opache e ruvide andranno buttate via.

Qualora le canne di bambù siano troppo lunghe, tagliarle in più parti. Da assemblare successivamente. Tuttavia, l’ideale sarebbe fare meno parti possibili. O, addirittura, tenere la canna intera. A fine stagionatura le canne risultano talvolta leggermente storte. Per compensare alla lacuna, raddrizzarle passandole sul fuoco un paio di volte. Modellarle poi, fino a quando non raggiungono una discreta sezione dritta. Adesso tocca applicare gli innesti. In via ideale, prendere quelli con le piattine di ottone o rame. Che si possono acquistare nei negozi di ferramenta.

In alternativa, infilare all’interno della canna di bambù un bacchettino di ferro. Tagliare i nodi dalle sezioni e limarli affinché si rivelino perfettamente combacianti. A completamento, passare due mani di vernice trasparente ed idrorepellente per legno.

 

Canna fissa contro lenza a mano

Non è altro che la naturale prosecuzione. Un’invenzione che ha segnato un’ascesa a livelli mai toccati prima. In confronto, consente una posa più delicata dell’esca. E un maggiore controllo sul suo punto di entrata in acqua. Vantaggi decisivi alle prese con pesci diffidenti. Che stanno debitamente distanti o fuggono prontamente se qualcosa cade in acqua. I segreti che hanno spinto alla diffusione su larga delle canne fisse. Ora come ora mirano prevalentemente alla nicchia. Visto che mulinelli di qualità a basso costo stuzzicano la curiosità.

Detto ciò, una buona canna fissa low-cost è consigliatissima ai principianti. Con poca pratica se ne apprendono le basi. Ed inoltre si presta a diverse modalità d’uso. Oltre ai primi approcci alieutici, vi ricorrono anche i garisti.

Eseguita adescamento accurata, l’acquisizione di vari tipi di pesci, acqua dolce e salata, tali tetro, anguille, carpe, orate, scardola, lasca, sole pesce persico, pesce persico reale, cavedani, barbi, tinche, trote, triglie, spigole, pregare, splendere, cameriera, lecce stella, sugarelli, aguglie, triglie de mango, salpe, saraghi, ghiezzi e boghe.

 

Attrezzatura per la pesca in fiume con canna fissa

Legare il corpo di lenza con un’asola all’estremità della canna. Va bene, ad esempio, un moschettone scorrevole in materiale plastico. Per verificarne l’effettiva resa, gettare uno sguardo d’insieme all’intera montatura. È fondamentale che risulti proporzionata all’altezza del pescatore. In modo da guadinare facilmente il pesce, ovvero recuperarlo col guadino, già catturato con l’amo.

In caso di posizione eretta bastano circa 50/70 cm più della canna. Al contrario, da seduti è preferibile che la lenza sia leggermente più corta della canna. Sfruttando appieno la flessibilità dei cimini totalmente in carbonio si può pescare con fili aventi diametro minimo: 0,12 mm per la lenza madre, 0,10-0,08 mm per il terminale.

A ogni modo, è ovviamente possibile pescare con lenze dirette: minimizzano i punti di crisi. Ok gli ami dalla misura 24 alla taglia 16 e oltre. Ma anche la misura 10, se l’intento è pescare trote col lombrico di terra. Come lunghezze variano da 0,5 a oltre 12 metri.

Anche qui per orientarsi nella scelta definire in anticipo quali pesci si vuole catturare. A seconda della tipologia, della taglia e dei fattori ambientali si prenderà una scelta.

 

Canna roubasienne

Se ne sente parlare. Forse oltre i reali meriti. Il principio tecnico consiste nel pescare con una lenza più corta della canna. Un accessorio fondamentale è il rullo: favorisce le azioni di montaggio e smontaggio dei pezzi, evitando il contatto con la terra, i graffi e lo sporco.

La canna, in carbonio alto modulo e lunga abitualmente attorno ai 13 metri, nel recupero viene smontata. Con la sola punta impegnata nella gestione del pesce. A formare la cima vettoni telescopici più lunghi, tra cui un elastico ammortizzatore, fermato da un apposito accessorio.

Quando il pesce abbocca, l’elastico si tende, allungandosi man mano. In questo modo stanca la preda. Questa tipologia porta a una grossa complicazione della montatura e a maggiori difficoltà di gestione. Ed è alla luce delle carenze che finiscono in secondo piano rispetto ad altre varianti.

 

Montatura

Un paio di opzioni ricevono, in particolare, giudizi positivi:

  • La pesca a mosca
  • Col galleggiante

 

Pesca a mosca

Un filo tra 0.16 e 0.20 e una mosca su amo dal 12 al 6 consentono di pescare piccoli predatori. Tirare almeno 6 metri di lenza con la punta della canna e metterla davanti a sé.

Il movimento assomiglia allo schioccare di una frusta con un nodo sul capo. Prendere dunque la lenza davanti al mulinello. E porla contro l’impugnatura della canna con il dito indice e medio. Che nel frattempo va tenuta ferma, col mulinello basso e il pollice sulla punta. Quindi sollevare la canna ad altezza occhi. Spalle rilassate, braccio superiore posizionato avanti e indietro, avambraccio alto e mano rilassata. Alzare velocemente la punta della canna da pesca, rovesciando la lenza. Il braccio, superiore al fianco, va alzato di 30 gradi. Fermare il dorso quando la posizione del pollice si solleva. A questo punto l’avambraccio dovrebbe essere verticale. Tenere poi la canna dritta abbastanza a lungo da permettere alla lenza di allungarsi. Affinché si muova rapidamente è opportuno portare la leva in avanti. Arretrando il gomito.

Successivamente fermare il colpo all’indietro con un gioco di polso quando la canna ritorna in posizione originale. Ripetere il colpo, sempre secco, per dare più lenza e raggiungere distanze più elevate. Infine, calare la punta della canna, una volta che la lenza si è interamente allungata, e il terminale e la mosca sono nell’acqua.

 

Col galleggiante

Un filo tra 0.20 e 0.30, un galleggiante da cinque grammi, un piombo da tre e una girella del nove: il kit è completo. Questa tecnica è consigliata sia per i piccoli che per i grandi pesci, fino a 1,5 kg: se superato, dotarsi di canna col mulinello. Con tutta la serie di vantaggi che ne conseguono. Non ci si complica infatti la vita per trovare i perfetti automatismi tra manovella e ferrata, frizione e così via. Lanciato il galleggiante, si ferra e si tira verso la propria posizione.

Il vantaggio sta nel peso ridotto, abbinato a facilità d’uso e maneggevolezza. Una tecnica micidiale coi pesci piccoli. Poche decine di euro bastano per attrezzarsi di tutto punto. E partire tranquilli. L’efficacia massima si constata col carassio. Questo pesce cade nella trappola senza eccessiva fatica. E pullula qualsiasi fiume in grandi quantità. Peraltro, dato che non è molto grosso e forte, è divertente da pescare.

 

Esche

Anche le più comuni si prestano tendenzialmente alla tecnica con canna fissa e galleggiante. La pasta di acciughe, la pasta di sarde, il totano, le cozze, i gamberi, gli anellidi e il verme bigattino sono solo alcuni esempi.

In cima alle preferenze dei pesci che nuotano nelle profondità si staglia comunque il brumeggio. Che cambia in base al tipo di pesce ricercato. La cosiddetta strisciata prevede, in generale, le sarde, a pezzi e intere. Da gettare nel fiume a dosi moderate, con costanza e omogeneamente. Per ricavare un buon primeggio ne servirà mezzo chilo. Accompagnato magari da due chili di pane, grattugiato oppure tenuto a mollo nell’acqua. Sul come procedere è presto detto. Anzitutto, va preso del pane grattugiato. A cui aggiungere l’acqua, un po’ per volta.

Per rendere l’idea, è come se fosse un impasto di polpette. Ancor meglio se acqua di mare. E magari con sale marino. Impastare con costanza e arricchirlo con sarde tritate. Continuate per un po’ fino a quando si ottiene un composto omogeneo. Oppure, nel caso si prediliga una sostanza più densa, è sufficiente aggiungere del pane grattuggiato. Altrimenti, se viene preferito più liquido aggiungere dell’acqua.

Pesca in fiume con la canna fissa: la tecnica

Ultimato il brumeggio e preso posizione, lanciare in acqua due palle di pastura grosse quanto mezzo pugno. In merito alla distanza di lancio, si consiglia pari a circa la metà della lunghezza della canna. Sistemare ora l’esca sugli ami, quel tanto che basta per coprirli interamente. La precisione è un valore, purché ci sia un freno.

A questo punto, calare gli ami in acqua e tenere la concentrazione rivolta sul galleggiante. È il perno attorno al quale ruota la pesca. Sarà infatti preposto a segnalare quando un pesce ha abboccato. In tal caso inizierà a muoversi. Questo significa che la preda sta mangiando l’esca. D’istinto si vorrebbe ferrare subito. Ma la fretta non porta consiglio.

Al contrario, è meglio prendersi qualche secondo. Quel breve lasso temporale che serve affinché il pesce morda l’amo. È impossibile decretare il momento esatto. Al contrario, si procede per tentativi. Con un po’ di esperienza diverrà naturalte capire quand’è l’occasione giusta. Attenzione inoltre a non confondere il pesce che abbocca l’amo col movimento dell’acqua. Sembra un consiglio sciocco ma non lo è. A volte muove il galleggiante. E passa l’idea che un pesce abbia abboccato.

La pesca, per sua stessa natura, impone pazienza. Ci potrebbe volere un po’ prima che qualche preda abbocchi. A questo punto, una volta combattuto con successo il pesce calare in acqua il guadino. E trascinarlo verso riva. Prima della strizzata decisiva provare a farlo stancare. Piccoli tiri alternati con altri leggermente più decisi vinceranno la sua resistenza.