La pesca notturna in riva al mare

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Pescare al mare in notturna
Pescare al mare in notturna

Sogno o incubo. La pesca notturna può essere ambedue le cose: ecco perché bisogna prepararsi. In preda alla frenesia verrebbe voglia di precipitarsi, senza pensarci troppo, in mare.

Nell’errata convinzione che sarà pressoché identica rispetto alla pesca di giorno. Una supposizione, purtroppo, ancora oggi radicata nei principianti.

Pesca notturna : stesso posto, stessa ora

 Immersi nell’oscurità, su una spiaggia desolata oppure remota, si percepiscono sensazioni miste. Un po’ serene e un po’ inquietanti. Quasi che un nemico invisibile sia pronto a cogliere di soprassalto. In realtà regna parecchia suggestione.

Coloro che abitualmente pescano al calar del buio confermeranno che la sicurezza non viene a mancare. Semmai le regole differiscono un po’. Le acque profonde possono infatti trasformarsi in un posto pericoloso per gli incauti. Specialmente nei fine settimana, numerosi appassionati si ritrovano nelle solite zone.

Quindi all’inizio, giusto per prendere dimestichezza, stare in compagnia è un buon primo passo. Evita impatti traumatici. E invoglia a riprovare l’ebbrezza. Fra l’altro offre anche un pregevole colpo d’occhio: passeggiate e moli ben illuminati lasciano senza fiato. Quando la luce del giorno si affievolisce, i pesci si avvicinano alla riva, sapendo che possono nascondersi nell’ombra dai predatori.

Per i più intrepidi una ghiotta opportunità di avvicinare l’amo ai pesci di grande taglia. La prospettiva di agire in angoli remoti e pericolosi esercita effetto galvanizzante. Sotto un cielo stellato può incrementare le chance di conquistare un cospicuo bottino. Ammesso che la zona di lancio venga scelta con cognizione.

Minaccia maltempo

Le diversità tra giorno e notte riguardano, anche, come accingersi alla spedizione. Scegliere una notte le cui previsioni meteo si dimostrino buone. È già abbastanza difficile spostarsi e avvistare le prede nell’oscurità. Il maltempo non farebbe altro che peggiorare le cose, mettendo a repentaglio anche la propria incolumità.

Accertarsi che le fonti di luce garantiscano sufficientemente visibilità. A bordo della barca è cosa buona e giusta adoperarsi per un ancoraggio saldo. Avanzare in mare aperto non significa procedere a mosca cieca.

È meglio uscire prima che il sole tramonti definitivamente.

Le tecniche di pesca notturna

Ce ne sono un paio decisamente efficaci. Si basano sulla constatazione che pescare nelle ore piccole richieda sensi affinati. Captare per via olfattiva o uditiva pesci nelle vicinanze fa la differenza. I pesci, a loro volta, percepiscono così eventuali prede ferite in movimento. Ed è proprio nel momento in cui abbandonano la loro tana che si rendono vulnerabili.

I metodi suggeriti consistono, appunto, nell’esporre una ghiotta esca, naturale o artificiale. La frenesia del pesce lo porta a commettere errori. Più gustoso è il piatto, più il pesce ne viene irresistibilmente attratto.

In larga parte i pesci mordono perlopiù nella fascia notturna. Non avvistando potenziali minacce, tendono a scoprirsi.

Lutianidi nella pesca notturna

Alcuni esemplari della famiglia dei lutianidi amano il buio. Presenti in tutti i mari e gli oceani, sia tropicali sia subtropicali, questi pesci ossei sondano il Mediterraneo.

A proposito, se ne contano quattro specie, nessuna delle quali considerata naturalizzata: Lutjanus argentimaculatus; Lutjanus jocu; Lutjanus fulviflamma e Lutjanus sebae. Marini e (solitamente) costieri, colonizzano le barriere coralline e i fondi molli adiacenti. Alcuni vivono in acque profonde, sulle pendici esterne degli atolli.

Come aspetto richiamano gli Sparidae o gli Haemulidae. La pinna dorsale, unica, nella parte anteriore, sfoggia raggi spinosi. Al centro può comparire un’intaccatura. Inoltre, reggi spinosi si stagliano sulla pinna anale. La bocca, con mascelle robuste, è composta da denti caniniformi imponenti. La livrea è brunastra, poco vistosa, o variopinta. Coi disegni che differiscono sensibilmente in base a età e specie.

Tutti sono carnivori, solo alcuni mangiano quantità significative di piccoli pesci. Per la quasi totalità dei predatori, mangiano crostacei. Alcune specie sono planctofaghe. Sono molto nutrienti, specialmente quelli di colore rosso. Ma possono contenere pericolose tossine. L’opera di cattura impone una certa abilità. Poiché la loro crescita è lenta e il loro reclutamento debole, mostrano una certa diffidenza. E hanno una densità generalmente molto bassa.

Pesca notturna al mare: orari migliori

 Nella maggior parte coincidono con la fascia 20:00-03:00, col livello dell’acqua che si innalza intorno alla mezzanotte. Per esemplari mattinieri come sogliole, spigole e razze sono sinonimo di pericolo. Eppure, conservano abitudini prevalentemente notturne.

In generale, è redditizia la pesca di merluzzi, merlani, spinaroli, gronghi e molti altri. Tuttavia, alcune varietà quali i labri, le platesse, gli sgombri e le triglie, tendenzialmente non si nutrono al buio. Ma esistono eccezioni.

Le notti calme e limpide sono generalmente più produttive rispetto a quando il mare è mosso e scuro. I pesci, infatti, si nutrono molto più spesso nei pressi della riva con condizioni luminose simili al giorno.

Una luna piena può invece costituire un deterrente in prossimità di luoghi poco profondi. Ci sono alcune regole rigide ed elementari da rispettare. Anche se, chiaramente, gli orari delle maree incidono in maniera cruciale. Che variano tra i luoghi.

Le notti migliori per pescare coincidono con l’inizio dell’inverno, quando il clima inizia a farsi gelido. E la spiaggia scricchiola sotto i piedi.

infografica pescare al mare di notte
infografica pescare al mare di notte

Alla ricerca del posto giusto

Il primo step è di eseguire un’ispezione in pieno giorno. Basse maree permettendo. Si conosce così la disposizione del fondale marino. In questo modo vengono evitati gli ostacoli, si misurano le distanze di lancio e, soprattutto, si verificano le condizioni di sicurezza. Accostarsi a un luogo sinistro nell’oscurità comporta grossi rischi. A maggior ragione dove l’acqua è bassa o dove abbondano rocce e dirupi.

Numerosi pescatori propendono per corte distanze tra i picchi di acqua alti e bassi. Ciò permette di crearsi una base, senza che sia necessario spostarsi continuamente a seconda della marea. Il punto prescelto può influire notevolmente sull’attività. Quindi è opportuno scegliere lo spot con cura. Vanno presi in considerazione la direzione e la forza delle maree.

Una base ben organizzata da cui pescare, in particolare sulla spiaggia, previene la perdita degli attrezzi. E consente di avere l’attrezzatura essenziale a portata, per quando necessario.

Accortezze per la pesca notturna

All’esca bisogna prestare attenzione: accusa le intemperie. Pioggia battente e vento gelido uccideranno i vermi. Non esporre poi la fornitura completa: basta dispiegare ciò che è richiesto. Allo stesso modo è essenziale collocare i ricambi vicino. Per risparmiare tempo, in caso di eventuali imprevisti, è bene prepararli in anticipo. E posizionarli in modo sicuro.

La maggior parte dei poggia-asta ha barre ideali. Bobine di riserva sono fondamentali per sovraccarichi, grovigli o perdite di orientamento, causa ostacoli. Non c’è niente di peggio che dover districare o ricaricare una bobina sulla spiaggia.

Il tempo di pesca perso coincide, ironia della sorte, col momento in cui il pesce inizia a mordere. Dietro al riparo riporre gli indumenti di ricambio, insieme a cibo e bevande: resteranno asciutti. Al buio è facile perdere di vista i piccoli oggetti. Dato quanto l’esca in cotone si rivela efficace, è una buona idea tenere sempre scorte con sé. Magari in un apposito contenitore. Allo stesso modo seppellire in spiaggia coltello, forbici, aghi da pesca e tagliaunghie.

Pescare di notte: le tecniche

Sull’argomento permane un proliferare di idee e tesi valide. Perché un pesce di notte può essere catturato in svariato modi. A patto di essere obiettivi sulle proprie effettive capacità. La pesca al colpo piace per affidabilità. E anche semplicità. Una canna, un filo, un galleggiante bastano e avanzano.

Questa tecnica regge il paragone rispetto ad altre e in tutti i periodi dell’anno permette ghiotte battute. Le canne danno un grosso contributo, purché siano leggera. Ma, ancor prima, rigida e maneggevole nelle grandi lunghezze. Le si può realizzare in fibra di vetro o, variante particolarmente diffusa, in fibra di carbonio.

Due le tipologie in circolazione: canne telescopiche e roubasienne.

Canne telescopiche

Le sezioni, bloccate una dentro l’altra, si allungano fino all’apertura della lunghezza totale. Che, abitudinariamente, si aggira sui 4/5 metri. Hanno potenze ottimali da 200 grammi di piombatura. Un buon compromesso va da 125 a 175 grammi.

La scelta d’acquisto è meglio che ricada su prodotti noti: mareggiate, sollecitazione e strappi creano abbastanza disagi. Dalla loro, la comodità: durante il trasporto, occupano poco spazio in relazione alla propria lunghezza.

La lenza va fissata direttamente sul cimino della canna. Per acciuffare pesci di grossa taglia, con sicurezza, aiuta un elastico interno. Le lenze, allungabili o accorciabili, possono essere configurate su misura.

Così la pesca risulta più precisa e il pescatore accusa meno gli effetti del vento. Talvolta capita che le sezioni risultino bloccate. In questi frangenti va chiusa assolutamente la canna per non incorrere nella rottura stessa. Se possibile, ruotare le sezioni interessate. Oppure utilizzare uno spray lubrificante al silicone, che andrà pulito poco dopo.

Nelle peggiori circostanze lasciare la canna in posizione eretta, a riposo per un giorno. Qualora persistano problemi, come extrema ratio si può avvicinare del ghiaccio sulle sezioni bloccate. Comunque al suo posto va benissimo anche il ghiaccio spray.

 

Canna roubasienne

È composta da sezioni separate, incastrate una dentro l’altra. Il principio tecnico consiste nel pescare con una lenza più corta della canna. Un accessorio fondamentale è il rullo: favorisce le azioni di montaggio e smontaggio dei pezzi, evitando il contatto con la terra, i graffi e lo sporco.

La canna, in carbonio alto modulo e lunga abitualmente attorno ai 13 metri, viene smontata nel recupero. Con la sola punta impegnata nella gestione del pesce. Quando abbocca, l’elastico si tende, allungandosi man mano. In questo modo stanca la preda. A formare la cima vettoni telescopici più lunghi, tra cui un elastico ammortizzatore, fermato da un apposito accessorio.

La bannière (distanza tra cima e galleggiante) può essere adattata a seconda della lunghezza totale della lenza, del vento, della sensibilità in ferrata. Nel novero delle lenze si riconoscono quattro categorie separate. Se l’acqua è ferma basta una coroncina di pallini distribuita in 40/50 centimetri con piombini regolari, aventi pari misura. L’esca ha una discesa lenta e continua. Che sarà attaccata senza troppe esitazioni.

I galleggianti più indicati, a goccia allungata o affusolati, amplificano la percezione dell’abboccata. In caso di corrente leggera, la piombatura parte con tre pallini. Tutti uguali, posti a una distanza decrescente. Dopodiché aumentano di due misure fino a superare di poco la metà della taratura. Una volta scesi di peso coi pallini, si torna alla posizione iniziale.

I maggiori galleggianti hanno una forma a goccia o ellittica con deriva in metallo. Con corrente forte, è importante usare un fondale alto. Il che implica una lenza graduale, per pescare in trattenuta col galleggiante a distanza ridotta dal cimino. Dopo il terminale di 30 cm sistemare 5/7 pallini con misura crescente: tareranno al 50% la portata del galleggiante. A corredo una torpille o una piccola biglia di piombo. I galleggianti con corpo tozzo a forma di goccia si prestano meglio.

Infine, per i pesci a galla conviene disporre pallini a distanze regolari, con un numero minimo di 3 e massimo di 5. La lenza entrerà lentamente e uniformemente in acqua, alta tra il metro e il metro e mezzo, su fondale doppio. Optare per galleggianti affusolati ma a filo passante e antenna rinforzata.

 

Sensibilità alla luce

Scrutare il mare attraverso un fascio luminoso rischia di mettere in fuga i pesci presenti. Per individuarli più facilmente, sono preferibili galleggianti con antenna amovibile, sostituibile con una starlight. Più fredde sono le temperature esterne più lo specchio d’acqua tende a riequilibrare lo sbalzo termico.

I periodi di luna calante e luna nera sono notoriamente quelli migliori: hanno effetto sull’intera giornata. Prenderne dunque atto nel valutare se effettuare una battuta di pesca o meno. Sui risultati incidono inoltre aspetti come il chiarore e la visibilità durante la notte.

I pesci che nuotano e si alimentano in fondali superiori ai 5 metri sono abitualmente piuttosto insensibili alla luce. Nel movimento tendono infatti a fare affidamento sulla sensibilità della propria linea laterale. Oltre che sull’olfatto. Così sopravvivono e prosperano. Un po’ di luce non influisce sul loro comportamento. Nella notte le acque rilasciano il calore accumulato nelle ore più calde del giorno. E riequilibrano (almeno in parte) lo sbalzo termico.

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