Home I racconti dei pescatori Alla ricerca della Trota Lacustre con Michele Capizzi

Alla ricerca della Trota Lacustre con Michele Capizzi

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Per chi come il sottoscritto vive lungo le sponde di un bacino prealpino lo spinning in inverno ha un target preciso: la trota lacustre! Appena pensiamo alla cattura di trote lacustri la prima cosa che ci viene in mente è la pesca professionale con le reti, oppure l’utilizzo di tecniche tradizionali come la molagna e la cavedanera.
Tutti questi metodi hanno come fil rouge l’utilizzo della barca. E per chi non l’avesse è possibile insidiare questo incredibile predatore da riva? Certo che si! Conosciamo meglio il nostro obiettivo…
La trota lacustre del fenotipo “originale” si distingue dalle altre trote per la livrea che presenta una sorta di “x”al posto dei classici puntini –  la fisionomia con un corpo massiccio e una testa relativamente piccola e per la stazza spesso superiore alle famose trote marmorate (vivendo in un ambiente vasto con parecchio cibo a disposizione può veramente diventare un colosso).
Purtroppo di lacustri “originali” ne girano sempre di meno, causa deterioramento delle acque, pesca sconsiderata e imbastardimento con altre razze di trota.
Ma prendere una trota nel lago immersi nel silenzio invernale, che sia fario oppure un’iridea smontata da qualche gara avvenuta nei torrenti è sempre una grande emozione.
Essendo purtroppo molto “diluite” nei bacini lacustri, per fare una battuta di pesca alla trota lacustre ci vorrà un’attenta valutazione di spot, attrezzatura e condizioni meteo. In questo articolo analizzeremo le tre tecniche principali per insidiare le fantomatiche trote, lo spinning da riva, la cavedanera e la molagna.

Spinning dalle Riva

Come detto in precedenza, non potendo godere del gran numero di esemplari dei tempi passati, la scelta dello spot è fondamentale. Ci orienteremo in zone dove il fondo degrada piuttosto lentamente, preferendo le spiagge a base di ghiaietta. Oppure dove consentito le foci sono sempre hot spot ma anche i moli, dove spesso si rifugia il foraggio, vanno presi in grande considerazione. Un ottimo consiglio che mi sento di darvi è quello di cercare zone d’ombra, essendo le trote pesci non amanti della luce diretta del sole.

L’attrezzatura

Per quanto riguarda la canna ogni pescatore ha le sue preferenze, personalmente utilizzo una canna di 7 piedi che lancia fino a 20g. A molti può sembrare troppo light ma dopo una giornata di lanci ripetuti fa davvero la differenza!
Per il mulinello tagli 3000 / 4000, l’importante è caricarlo con un buon tracciato dello 0,12 ed un finale di almeno 50cm di fluorocarbon almeno dello 0,25. Ora diamo uno sguardo agli artificiali.
A differenza del mio amato Bass fishing non ci serviranno centinaia di artificiali (per la gioia delle nostre finanze) concentrandoci su 3 tipologie ben precise:
1- Minnow: floating, suspending o sinking in base alle vostre preferenze. Da utilizzare ad inizio sessione per sondare bene il sotto sponda e la corona.
2- Lipless: sono i famosi minnow senza paletta (tipo filibustiere per intenderci) permettono una lunga gettata e grazie al movimento molto ritmico risultano spesso decisivi.
3- Ondulanti: il mitico ondulante ci regalerà lanci lunghissimi anche in presenza di vento forte regalandoci strike a distanze siderali.
Per tutte queste tipologie di esche vige la regola di utilizzare colori naturali, ma anche i colori sgargianti possono funzionare.
Un’altro accorgimento importante è quello di far lavorare i nostri artificiali vicini alla superficie, quindi è totalmente superfluo far toccare il fondo ai nostri richiami perchè le trote in questo periodo dell’anno girano in superficie.

Meteo

Le giornate più proficue sono quelle grigie magari con un po’ di brezza che increspa la superficie. Consigliabile l’esperienza di pesca sotto una bella nevicata, mentre le giornate limpide con assenza di vento sono le meno indicate.
La cosa più importante quando decidiamo di dedicare una battuta di pesca alla trota lacustre è lo spirito…
Dovete essere pronti a numerosi cappotti, affrontare i geloni, sbagliare alcune mangiate e perfino perdere il pesce della vita (purtroppo so quello che dico). Questa è una sfida con voi stessi che saprà ricompensare i vostri sacrifici e la vostra dedizione con momenti indelebili che arricchiranno la vostra carriera da pescatori…..

Cavedanera

Nei periodo dell’apertura della pesca alla trota lacustre la cavedanera è sicuramente la tecnica più redditizia. Questa tecnica ci consente di sondare accuratamente una porzione di lago di circa 40-50mt con un numero di artificiali (8/10 in base ai regolamenti) che vengono trainati dalla cavedanara in maniera perpendicolare rispetto alla nostra imbarcazione.
La cavedanera è un vero e proprio barchino divergente che permetterà alle nostre esche di lavorare a negli strati superficiali dell’acqua, esattamente dove le trote vagano in cerca di cibo durante questo periodo.
Come esche, se vogliamo guardare la tradizione, bisognerebbe utilizzare il pesciolino vivo imbragato e procedere lentamente a remi, ma spesso le condizioni climatiche e le dimensioni della barca e la reperibilità del vivo rendono questo approccio piuttosto complicato.
L’utilizzo degli artificiali invece ci permette di utilizzare la propulsione del motore a scoppio procedendo ad una velocità di 2 nodi circa, sufficienti per animare correttamente i nostri richiami.
La nostra scelta ricadrà su due tipi di artificiali, cucchiaini ondulanti di grammature leggere ci consentiranno di avere un movimento particolarmente guizzante in grado di emanare costanti riflessi.
Ottimi i modelli traslucidi in madreperla, disponibili in un’ampia scelta di colori spesso si rivelano micidiali. L’altra esca principale è il minnow, nelle versioni floating o suspending ha la caratteristica di emanare un maggior numero di vibrazioni rispetto agli ondulanti.
Queste esche vanno montate con una singolo, nel minnow possiamo lasciare l’ancoretta di pancia e mettere il singolo nel posteriore. Questo accorgimento ci  consente di ridurre considerevolmente il numero di slamate, visto e considerato che il pesce va recuperato col filo in mano.

Molagna

L’altra tecnica tradizionale che prevede l’usa di un’imbarcazione è la molagna. Si tratta di una ruota da applicare sul bordo della barca, caricata di trecciato oppure di filo metallico (rame o acciaino) a cui circa ogni 5 metri andremo ad applicare una sorta di girella tripla a cui attaccheremo i nostri finali di lunghezza variabile.
Il primo ad essere calato in acqua sarà il piombo, con un peso che va da 1 ai 2kg. Questo permette ai nostri artificiali di sondare verticalmente la colonna d’acqua dai 60 ai 5mt dalla superficie.
Questa tecnica oltre ad essere molto efficiente nella ricerca delle trote lacustri, risulta ottima per la caccia al salmeriono alpino, salmodie che vive a grandi profondità.
Come artificiali quelli che utilizziamo per la cavedanera vanno benissimo, ma negli ultimi quattro braccioli è preferibile utilizzare degli ondulanti più piccoli (5-6cm) espressamente dedicati alla ricerca del salmerino alpino. La differenza con la cavedanera, oltre alla fascia d’acqua dove andremo a ricercare le nostre prede, sta anche nel periodo di utilizzo.
La molagna viene utilizzata tutto l’anno per la ricerca di trote lacustri. Difatti passano la maggior parte della loro vita in profondità di almeno 15mt dalla superficie, aggallando solo nei periodi più freddi ed in determinate sporadiche occasioni.
Un saluto da Michele Capizzi