La pesca degli sgombri: il pesce, i preparativi, la tecnica di pesca

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pesca dello sgombro
pesca dello sgombro

Economici, eppure saporiti. Darsi alla pesca degli sgombri può riservare belle sorprese. Altro che pesce esca o mero passatempo estivo. Se approcciati col giusto spirito costituiscono un meraviglioso diversivo adatto per ogni stagione.

Purtroppo questa specie ha una cattiva nomea. I pescatori un po’ snob aberrano la pratica. Non hanno infatti la benché minima intenzione di finire associati a qualche appassionato occasionale che strapazza la canna per tornarsene a casa con un (anche) misero bottino.

Ma gli sgombri non meriterebbero tutta questa ostilità.

Il pesce sgombro? Reputazione ingiusta

La frangia più estremista vede nei pesci addirittura come una sciagura. Sarebbe, a loro avviso, causa principale dell’affollamento dei pescatori che avviene in estate. Una vera e propria minaccia, rea di compromettere l’accesso a spot graditi.

Tuttavia, se simili pregiudizi vengono inascoltati, affiora una realtà differente. Premesso che questo pesce è estremamente comune, dedicarsi alla cattura offre comunque emozioni.

Leggeri, artificiali o galleggianti: qualunque sia l’attrezzatura, catturare uno sgombro provoca piacere.

Un’arma a doppio taglio, visto che è proprio la possibilità di utilizzare sistemi estremamente basici che macchia la loro nomea.

Sul versante opposto è altresì vero che incentiva diversi neofiti ad avvicinarsi alla disciplina. Infatti, una canna e una bobina a basso prezzo sono più che sufficienti. A maggior ragione lanciando dai moli, dove gli sgombri si riuniscono e possono essere catturati abbastanza agevolmente.

Pesce sgombro: dove si trova

In numerose zone li si avvista perlopiù quando cacciano i pesci esca. Sono soprattutto golosi di bianchetti, il novellame del pesce azzurro pescato nel Mar Mediterraneo.

Tipologie più diffuse le sardine e acciughe. Piuttosto rare quelle del cicirello e di altre specie come il pagello (rosastra).

Lo sgombro è capace di inseguirli a lungo nei mesi caldi. In preda alla frenesia, ignaro delle esche, afferra tutto ciò che gli capita sotto tiro. Originariamente, per farne bottino erano necessarie solo alcune piume di pollo legate ad un gancio. Ma ora è disponibile una gamma di esche artificiali più elaborate. La distribuzione varia in base alla temperatura del mare e alle condizioni meteo.

Il pesce sgombro: il potere della conoscenza

Il segreto per capirne e intuirne le strategie sta nella conoscenza. Così come per qualsiasi altra forma di pesce il prima vero passo è documentarsi a dovere sulle abitudini.

Lo sgombro (conosciuto anche come lacerto o maccarello) ama vivere in branco. Ed è comune avvistarlo nelle acque costiere dell’intero Mediterraneo, nell’Atlantico settentrionale e nel mare del Nord.

Temperatura dell’acqua, condizioni meteorologiche e visibilità lo spingono a muoversi. In inverno popola le acque profonde, mentre nel corso della bella stagione si avvicina alla costa. Appartenente alla specie dei pesci azzurri, quando il mare è calmo sosta in superficie altrimenti si sposta più in profondità.

Mangiarlo apporta significativi benefici alla salute. Ricco di acidi grassi polinsaturi, protegge dalle malattie cardiovascolari. Inoltre, ha un basso apporto calorico.

Pertanto, è consigliatissimo alle persone affette da ipercolesterolemia.

La pesca degli sgombri: non si può fare a meno della barca

Bisogna inoltre sapere che, poiché vive in mare aperto, è essenziale possedere un’imbarcazione. Qualora se ne sia provvisti procurarsene dunque una a meno che non si peschi in primavera.

Durante questi mesi è, infatti, possibile pescare dalla riva: i branchi si avvicinano parecchio alle coste. Cruciale scegliere una zona adatta, dove il fondale sia sabbioso e fangoso. Con una profondità che dai venti arriva ai quaranta metri. In luoghi del genere si trovano alici e sardine prelibatezze di cui gli sgombri si nutrono.

Individuata la posizione giusta, la strada si profila in discesa. Non serve assolutamente spostarsi altrove, dato che la loro abitudine, come già sopra evidenziato, è di stare in gruppo. Per scovarli aiuta, nello specifico, possedere un efficiente ecoscandaglio. Strumento superfluo in seconda fase, una volta accumulata esperienza.

Canne

Scegliere quelle aventi lunghezze di 4/5 metri. La qualità costruttiva sarà maggiore se la scelta ricadrà su strumenti in carbonio, alto modulo e rinforzati.

Nelle nuove generazioni i produttori hanno compiuto miglioramenti degni di nota. Pertanto non si deve guardare alle vecchie uscite: sicuramente in commercio, ad un prezzo simile, ci sarà una versione con maggior qualità. Se vantano anche un’azione leggera e progressiva, può fare incetta di pesci. Si riesce a trattare anche i lanzardi che superano il chilo di peso o, addirittura, le intruse e (apprezzatissime) palamite di 3/4 kg, con lenze finissime.

Mulinelli

Non è un mistero che in cima alla priorità venga messo il risparmio. Giusto e comprensibile, entro certi limiti. Spendere qualche decina di euro aggiuntivo può fare la differenza. Idealmente, hanno taglia media (4000/4500 o 5000) e frizioni buone.

Altrettanta qualità devono possedere gli organi interni. Dai cuscinetti ad altri componenti, la qualità complessiva incide sulle catture. Un prodotto ben realizzato costerà qualcosa in più. Alla lunga, specie se la pesca è un hobby praticato con sufficiente costanza, ne vale però la pena. Ecco perché in fase d’acquisto si suggerisce di comprare un prodotto rinomato sul mercato. Gli appassionati adorano scambiarsi informazioni.

Lenza madre

Per giungere alla conclusione su quale madre lenza avvolgere in bobina c’è un metodo collaudato. Si prende un monofilo super di nylon, con spessore pari a 0,23/0,25 mm. E che detenga pochissima memoria. Grazie a questo ausilio diminuiscono notevolmente le probabilità che degli sgombri scappino. In aggiunta, abbinare un paio di finali su misura.

Così ci si concede la possibilità di effettuare catture multiple a catena. Il primo finale deve essere semplice. È anche il più indicato per prendere esemplari con taglia maggiore. Anzitutto, si prenda uno spezzone di nylon al 100% di fluorocarbon. Da applicare mediante una girella, avente per lunghezza 2,5 o 3 metri. Il secondo finale varia a seconda di quanto gli sgombri siano diffidenti. Quelli che hanno maggiore lunghezza vanno da 0,235 oppure 0,21.

Ma gli sgombri sono talmente sospettosi che non abboccano affatto. Per sbrigliare la matassa è bene ripiegare su sezioni ulteriormente ridotte. E impiegare uno 0,18 mm, a proprio rischio e pericolo. Può infatti capitare che lo sgombro riesca a tagliarlo con i suoi piccoli denti. Talvolta per arrivare all’obiettivo è però l’unica carta a disposizione. Una procedura per andare oltre al problema però esiste: un rinforzino al finale. Un segmento di circa 4-6 cm dello 0,235 sempre in fluorocarbon. Che verrà poi “coperto” dal filetto di sardina.

Ami

Si passa agli ami. A tal proposito, sceglierne due o tre tipi, di diverse marche:

  • A paletta
  • Su misura per sgombri
  • Per il bolentino leggero

Nel caso il budget sia sufficiente, è sempre meglio scegliere quelli impiegati per le competizioni sportive. Con numerazione variabile dal n. 3 al n. 6. Il top sta nel mezzo. In particolare, il n. 5 garantisce risultati eccezionali. La zavorra va inserita appena a monte della girella. In quanto all’utilizzo, è subordinato alla corrente che si trova in loco. Applicare, eventualmente, pallini di piombo spaccati da circa 0,50 gr a 3-5 gr. fino a 10-15 gr. Se gli sgombri sono piccoli, di circa un paio d’etti l’uno, converrà montare il secondo finale. Fissare la girella al campo libero della lenza madre. Ripetere la procedura, ma con uno spezzone in fluorocarbon lungo sempre mt 2,5 dello 0,235 o dello 0,26mm. Da questo si staccheranno, a bandiera, due braccioli dello 0,20mm lunghi mt 0,90 ciascuno, distanziati a 1,20 metro l’uno dall’altro. Seguendo lo stesso metodo, impiegare in fondo al finale una zavorra dalla pari grammatura. Il fissaggio dei braccioli al calamento o trave (spezzone di nylon) procederà tramite snodi su misura. Che, da una parte, permettono al bracciolo stesso di girare, dall’altra impediscono che la lenza si attorcigli. La distanza tra il piombo finale ed il secondo snodo del bracciolo deve essere di circa 5 cm.

Esche

Una tecnicamente largamente diffusa prevede di pasturare gettando pezzi di sardina. Caldeggiata soprattutto a coloro che possiedono ancora scarsa dimestichezza con la canna. Oppure fremano dalla voglia di mettere a segno ricche conquiste.

In tal modo gli sgombri verranno velocemente incontro. Il trucco, se così si può dire, è di far leva sulla fame vorace che puntualmente li attanaglia. In quanto predatori, sono infatti alla costante ricerca di piccoli pesci. Che riescono a trovare prevalentemente intorno alle sommità delle secche. Oppure lungo le coste rocciose e miste, con sabbia e posidonia.

Stuzzicano, inoltre, il loro appetito i piccoli crostacei che riempiono il fondo del mare. A proposito di piatti prediletti, i pesci azzurri hanno una particolare simpatia per le alicette e le sardine. Non appena ne avvistano una si lanciano alla conquista. Incuranti dei guai in cui si stanno per cacciare.

Un branco di minutaglia pelagica li alletta al primo sguardo. E pur di arrivarci li seguono nel loro naturale percorso. Ed è partendo da questo presupposto che la sardina riscuote significativi consensi. Per innescarla normalmente si impiegano piccoli filetti trapuntati sugli ami. Ma i tocchetti possono anche differire nelle dimensioni. Sulla decisione pesa la taglia degli sgombri presenti in pastura. La sardina è sostituibile con vermi e, in generale, il pesce azzurro. La parte da preferire all’innesco è quella inferiore: il colore attira maggiormente la preda.

Pastura

Altrettanta cura va riposta sulla pastura. Questa è infatti fondamentale per sperare in ricchi bottini. Gli sgombri vanno attirati con un miscuglio semiliquido, ottenuto a base di sardine macinate. Non è necessario occuparsene direttamente.

In commercio ci sono infatti diversi tipi di pastura confezionati con sfarinati a base di sardine. Solitamente sono proposti in confezioni da 3, 5 o più kg. Il minimo indispensabile per attirare branchi famelici di maccarelli o lanzardi. A ogni modo, il loro utilizzo va effettuato prima della pesca. Basta far scendere in acqua uno o due sacchi dell’allettante spuntino. Uno proprio sotto il pelo della superficie.

L’altro, invece, ad alcuni metri sotto la propria posizione. A riguardo, la tecnologia fornisce una grossa mano. In circolazione esiste il tritasarde elettrico: in sostanza, una macina elettro-meccanica. Per trarne impiego serve un’imbarcazione: va alimentato con la presa a 12 Volt di bordo. Settare la massima velocità è controproducente. La cassa di sarde va adeguatamente dosata. Onde evitare di esaurirla in pochi minuti.

La forbice di prezzo dei prodotti che si trovano sugli scaffali è parecchio ampia. Se ne trovano a basso prezzo, il punto è però sapere come funziona. Una lavorazione frettolosa e grossolana potrebbe non fare gola allo sgombro. Perciò il consiglio è di puntare, anzitutto, sulla qualità. Nessuna spesa folle. Ma il prezzo deve essere in linea col mercato. In generale, il tritasarde batte, e di parecchi punti, i sacchi esposti fuoribordo.

La pesca degli sgombri: la tecnica

Anni fa alcuni pescatori hanno importato dal Giappone il sabiki. Un’esca multifunzionale, concepita principalmente per la pesca a mezz’acqua, dove appunto sostano gli sgombri.

A 3/5 braccioli si lega una piumetta (skirt o gonnellino) seguita da un supporto colorato, che ricorda la testa di una mosca.

Spesso, concluso il calamento, questo viene legato ad un piombo che serve per affondarlo. Di notte può tornare utile una perlina luminescente: richiama le prede.

Il sabiki coniuga un mix di tecniche tra pesca a bolentino, vertical jigging e pesca a traina costiera. Calare e riportare in superficie il terminale, ricreando (almeno nei movimenti) i movimenti delle prede in modo più veritiero possibile.

Per ravvisare i movimenti del pesce target esiste l’ecoscandaglio. Una volta calata la lenza sul fondo, sollevare le esche, fino a galla, per poi riportarle subito a fondo.

Più il movimento in verticale è dolce, meglio è. I produttori vendono esche con colori, pesi e misure differenti. Alle canne con vettino morbido da 2-2,50 metri abbinare mulinelli da bolentino imbobinati con fluorocarbon dello 0,30-0,40.

Il terminale può essere usato anche nella pesca alla trainetta. È sufficiente calare in mare la lenza legata al terminale sabiki con una girella. La velocità ideale va dai 4 ai 6 nodi: imprimere qualche accelerata di tanto in tanto.