La pesca del pesce Marlin: classificazione, tipologie, cattura e curiosità

0
197
pesce Marlin
pesce Marlin

La pesca del pesce Marlin è spunto per racconti (Hemingway docet) e promotore per la diffusione delle canne a livello industriale. Molto simile al pesce spada, almeno come aspetto, il pesce marlin misura sino a 4 metri e pesa sino a 800 chilogrammi.

Un bulldozer che domina in mare. Rende la vita impossibile ai pescatori, se trattato come qualsiasi altra specie. In compenso, spuntarla nel combattimento assicura un ricco, e gustoso, pasto. Provare per credere!

Pesce Marlin: la classificazione

La specie appartiene alla famiglia Istiophoridae dei Perciformes. Lungo sul muso, specialmente per occhi meno esperti, può far confondersi col pesce vela. Tuttavia, al confronto ha una “vela” decisamente meno grande. In comune il becco arrotondato, pinne pelviche allungate e la pinna dorsale con base estesa, che si abbassa nel solco.

Gli adulti hanno a disposizione sia squame che denti. Ad affiancarli piccoli pesci pilota, esattamente come per gli squali, sia sul ventre che sul dorso. In tal caso, è sempre attaccata una larva che lo utilizza come “battello”.

Tradizionalmente, vengono distinti in: marlin blu e neri, che comprendono il genere Makaira; marlin bianche e a strisce del genere Tetraputurs (con gli spearfish).

Tuttavia, una classificazione recente colloca il marlin nero (M. indica) nella classe Istiompax. Mentre i marlin bianchi e a strisce al genere Kajikia.

Il pesce marlin? Pesce da nababbi

I marlin assolvono a importanti funzioni nell’ecosistema. Un ruolo importante nelle catene alimentari marine come predatori apicali. Si nutrono infatti principalmente di cefalopodi (calamari, polpi) e pesci, tra cui il tonno veloce. Che possono afferrare, tagliare e stordire col loro lungo becco.

Per l’uomo rappresenta una rara prelibatezza culinaria, servita soprattutto nei ristoranti chic. La carne di marlin blu contiene tanti grassi. È particolarmente pregiata in Giappone, dove viene usata cruda per il sashimi.

Spesso i pescherecci li catturano assieme ai palamiti. La notorietà tocca l’apice specialmente in alcune zone tropicali. Che lo adorano per via della rarità, dimensioni ed esperienza vissuta. Vederlo sbucare fuori dall’acqua scatena una sensazione di adrenalina. Nella pesca sportiva multimilionaria è molto ambita. La maggioranza degli appassionati preferisce rilasciarli.

Il Marlin: di oceano in oceano

Sebbene nuotino prevalentemente in acque tropicali o subtropicali, i marlin, presenti in qualsiasi oceano, sono altamente migratori. Ma alcuni esemplari vivono nel Mare Mediterraneo come, ad esempio, il marlin bianco (Kajikia albida). Raggiungono i 200 metri di profondità (dominio pelagico) fino alle coste (provincia neritica). Oppure distanti (provincia oceanica), preferendo sempre i bassifondi.

Apprezzano le tipiche acque temperate. In particolare la pesca al marlin blu ed al marlin nero è radicata a Cuba, ai Caraibi e alle isola Canarie. Nonché in Martinica, Madagascar, Senegal e Australia. Il marlin va a caccia delle prede tutto l’anno. La specialità preferite differiscono da una varietà di piccoli pesci a crostacei e cefalopodi (cioè calamari).

Tipologie di Marlin

Queste le varianti più popolari:

  • Marlin nero
  • Marlin blu
  • Marlin a strisce
  • Marlin bianco

 

Marlin nero

Situato principalmente negli oceani Indiano e Pacifico, si caratterizza per le pinne pettorali rigide e larghe. Oltre che per la pinna dorsale ridotta rispetto ai cugini. La livrea, blu scuro, è simile ad altri pesci. Che sfuma nel bianco argenteo su quello ventrale, con deboli strisce blu.

Il Marlin nero preferibilmente si nutre di piccoli tonni. Ma attacca anche delfini, seppie, calamari, sgombri e grandi crostacei. Se catturato, sfodera una forza e una resistenza senza pari. Nuotano prettamente nelle acque vicino alla riva e attorno alle barriere coralline. A ogni modo, navigano pure in mare aperto. Le specie più imponenti nelle dimensioni sono state pescate al largo delle coste di Australia, Perù, Panama e Mozambico.

Marlin blu

È il più grande in assoluto, un corpo a forma cilindrica. E con due pinne dorsali: una con una pendenza ripida, una più piccola verso la zona posteriore. A differenza del marlin nero, le pinne pettorali non sono rigide. Dal color blu cobalto sulla zona dorsale, che sfuma in un bianco argentato.

Le chiglie sul peduncolo caudale lo rendono un nuotatore eccezionalmente forte e veloce. Una qualità che attrae molti pescatori. Hanno un debole per le acque tropicali, subtropicali e temperate. Si cibano di pesci e cefalopodi. Nei lunghi spostamenti portano con sé numerosi parassiti. Tra cui vermi e trematodi dei tessuti. Ne esistono due sottospecie:

  • Makaira nigricans
  • Makaira mazara

Makaira nigricans

Presidia soprattutto le acque tropicali e temperate dell’Atlantico. Solitamente rimane al largo. In acque omogeneamente calde. Ha un becco lungo, molto robusto e rotondo nella zona trasversale. Con la parte posteriore del collo alquanto pronunciata. Dei piccoli denti simili a file occupano entrambe le mascelle e il tetto della bocca. Le pinne dorsali sono due. Una molto bassa per quasi tutta la lunghezza, ma che nella parte più anteriore si alza improvvisamente. Un’altra, piccola, opposta alla seconda pinna anale.

A proposito, la pinna anale più anteriore ha dimensioni maggiori. La massiccia pinna caudale è potente e lunata, con due carene sul peduncolo. Le pinne pettorali sono lunghe, quelle ventrali allungate ma filiformi. E densamente ricoperte da squame ossee, allungate e spesse. La livrea presenta una tonalità blu scuro sul lato dorsale e bianco argentato sul lato ventrale.

Con circa 15 strisce color cobalto chiare, costituite da punti rotondi e/o barre strette che corrono lungo entrambi i lati. Quando nuota rapidamente, può piegare le pinne dorsali per aumentare lo snellimento. Certi esemplari raggiungono 5 metri di lunghezza e 900 kg di peso.

Makaira mazara

Nell’oceano Pacifico e Indiano riconosce il suo habitat naturale. Sfoggia un corpo allungato e poco compresso, ospita la mascella superiore in un becco robusto, ma non troppo lungo. La prima pinna dorsale è alta nel mezzo. Rispetto alla controparte, presenta solo marginali differenze, come un rostro accorciato e un lobo dorsale basso. La fascia laterale, generalmente invisibile, ha una colorazione uniforme scura (nero, blu scuro o marrone) per tre quarti del corpo, con la sola fascia ventrale bianca. Le pinne sono nere.

Marlin a strisce

Gli avvistamenti si sono avuti nell’oceano Pacifico e Indiano. Generalmente nuota in acque più fredde rispetto ai marlin nero oeblu. La colorazione della superficie dorsale è blu scuro o nera. Che si sbiadisce in un bianco argenteo, per poi venire attraversata lateralmente con strisce cobalto. La pinna dorsale anteriore, più alta, si ritira verso la parte posteriore. Le dimensioni sono medie e le pinne laterali più flessibili di altre varianti.

Marlin bianco

Si trova in acque tropicali profonde e calde temperate presso l’Oceano Atlantico, anche nel Mare Mediterraneo occidentale. Distinti dalle loro pinne dorsali e anali arrotondate. L’altezza massima del lobo maggiore sulla prima pinna dorsale è superiore rispetto alla parte restante del corpo. Il colore blu scuro dorsale si sbiadisce in un bianco-argento con macchie marroni. Sono presenti anche macchie sulla prima pinna dorsale del pesce. La lunghezza massima è di 280 cm e il peso di circa 80 chili. Acciuffa le prede puntando perlopiù sulla velocità.

la cattura del pesce Marlin
la cattura del pesce Marlin

La pesca del pesce Merlin

il teaser

 Nella traina d’altura la sfida primaria è riuscire a sollevare i pesci dal fondo verso la superficie. O, quantomeno, avvicinarli alla poppa della barca. Per indurli ad abboccare alle esche. Una tecnica che mira specificamente a mettere in trappola i predatori. Che abitualmente rincorrono piccole prede a pelo d’acqua. In scenari del genere fargli credere che vi sia un branco in fuga li adesca. Per riuscirci ci sono i “richiamatori”, meglio conosciuti come teaser. Nati e concepiti per l’oceano, servono appunto ad attirare i grandi rostrati quali marlin e pesci vela.

 

Marlin pesce durante la cattura
Marlin pesce durante la cattura

Attraverso l’inganno arrivano fino a poppa. In direzione delle esche, armate con ami. In particolare, il marlin tende ad attaccare e seguire il teaser. A questo punto resta da prendere la canna in mano. E avvicinargli l’esca. Così il predatore va in confusione e abbocca. Ciononostante, capita non di rado che il marlin tergiversi. O, meglio, si accerti che non vi siano trappole. Prima di precipitarsi sull’esca vera e propria colpisce i teaser, richiamati fino allo specchio di poppa. È frequente la percentuale degli attacchi a 2/3 metri di distanza. I teaser hanno diverse forme e grandezze. Questi i tre gruppi principali:

  • A barra
  • Aeroplanino o topolino
  • In linea

Teaser a barra

I modelli appartenenti alla prima categoria, chiamati anche barre di esche siliconiche, prevedono figure luminescenti. E forme geometriche differenti o uguali fra loro. Sul pelo dell’acqua, appena sotto la superficie, attirano come calamite gli incolumi pesci. Che si buttano a capofitto sulle esche, dotate di ami.

A comporli una stecca di metallo che contiene 4 o 5 terminali corti. Immerso in acqua, sia la barra che le esche creano un effetto mangianza lineare. Normalmente trovano impiego a centro barca. Distanti nella stessa misura circa dalle esche armate calate a poppa.

Aeroplanino

A livello estetico spicca per la forma fusiforme, con due alette laterali. Una volta trainato a breve distanza da poppa, oscilla lateralmente sulla superficie. L’andatura ondeggiante, trainato da poppa, forma una scia. Che accende la curiosità nei predatori. L’anello posteriore, agganciato a una fila di octopus, simula un branco di pesci. E, unito al topolino, crea l’effetto mangianza. I teaser a barra differiscono perché oltre a lavorare anche sotto il pelo dell’acqua, sono direttamente collegati alle esche. Altre invece hanno il solo compito di attirare i pesci verso le esche armate.

Teaser in linea

Da costruire in casa, comprendono una serie di esche da superficie, perlopiù jet. Separate a 30/50 cm l’una dall’altra con uno spezzone di nylon. Trascinato, il teaser in linea alterna fasi di superficie, quando emette schiuma. E fasi sommerse, in cui simula un branchetto di pesci in fuga.

Pesca del pesce Marlin: la tecnica

Montare due esche armate. Quindi posizionare due o tre teaser in una formazione sfalsata più vicina allo specchio di poppa. La sperimentazione di esche diverse in varie aree della scia aumenta le chance di successo. La forma e il taglio della testa di un artificio ne determinano le prestazioni in varie condizioni marine. Acutamente angolato, funziona meglio nei mari calmi: in condizioni di disagio, tende a saltare e rimbalzare. Gli stabilizzatori sono importanti per ottimizzare una diffusione teaser. Infine, regolare la velocità della barca per far sì che la combinazione operi efficacemente.

Esche

I piccoli pesci come la fregata, il cavedano e il tonno comandano tuttora. Gran parte degli impianti Sabiki è disponibile in corde con cinque o sei ami. Le esche vanno presentate vive e vivaci. Se si conservano provette per lunghi periodi prolungati, un trucco utile consiste nel fissare le briglie. Con un filo di rame sottile legato all’amo. Che, quando le estremità della briglia sono inserite attraverso l’esca e rimesse sopra la punta dell’amo, si avvolgono attorno. Così lo mantengono intatto.

Le bobine a leva sono essenziali per avventarsi sul marlin blu. Abbinare gli ami circle e i cosiddetti “J-hooks” in base alla dimensione dell’esca usata. I primi necessitano, inoltre, di una briglia molto più lunga. Poiché devono distare ad almeno un paio di centimetri dall’esca, affinché abbia abbastanza flessibilità.

Preparativi finali per la pesca al pesce Marlin

 Quando un marlin viene sollevato, è importante rallentare leggermente la barca e attirare i teaser. Dà anche una migliore visuale sul pesce perché c’è meno lavaggio. Che, di converso, potrebbe però avvistare l’esca. Quando abbocca, è meglio rallentare ulteriormente.

Poi, a seconda delle dimensioni dell’esca e dello stile del gancio, spetta al pescatore studiare l’attacco. Gli ami circle portano via tanto tempo. Il lato positivo è che hanno solo bisogno del pescatore per facilitare la pressione di trascinamento. Afferrata la mascella nella maniera corretta, si può finalmente ferrare.