La pesca nel lago Emet con Riccardo Stoppa

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lago d'Emet
lago d'Emet

Ciao a tutti, sono Riccardo, e come voi sono travolto dalla grande passione per la Pesca.

Nei miei racconti cercherò di trasmettervi le mie emozioni e sensazioni provate durante le mie avventure. Immerso nella natura incontaminata e paesaggi mozzafiato che le Alpi avvolgenti della Val Chiavenna ci offrono, riesco a rilassarmi e dedicare corpo e mente alla nostra passione.

Come iniziare il mio racconto? Quale avventura utilizzare per presentarmi al blog di pescare.biz? Mmh… perché non iniziare con uno dei momenti che un pescatore aspetta con maggior apprensione durante l’anno….”L’ apertura dei laghi alpini”.

Buona lettura…

Pesca nel lago Emet: l’inizio della giornata

E’ il primo sabato sera del mese di Giugno. A Milano le giornate sempre più lunghe e dal sapore, ormai , prettamente estivo, giungono al termine con un tepore placido e silenzioso, l’attrezzatura ( zaino, canne da pesca, guadino).

Dopo una minuziosa preparazione e controllo, è li pronta, è il momento di puntare la sveglia alle 2 del mattino e cercare di raccogliere le forze, l’indomani sarà un giorno ricco di emozioni.

pesca nel lago Emet
pesca nel lago Emet

Uno scorcio del Lago d’Emet

DRIN DRIN…eccola precisa , nel pieno della notte suonare, è ora di alzarsi, prepararsi e mettersi in moto, ci aspetta una lunghissima giornata.

Dopo un rapido caffè, ci si mette in macchina, sono circa le 2.30 del mattino. In poco più di 1h e 30 minuti si dovrebbe giungere a destinazione, all’inizio del sentiero per il bellissimo Lago d’Emet. I

ll viaggio in macchina scorre veloce, la testa e i pensieri sono concentrati sulla giornata che sta per iniziare. Con trepidazione si fa mente locale sulla propria attrezzatura, che tutto sia in regola e sopratutto che tutto sia pronto a sostenere l’intera avventura. Con il proprio socio ci si confronta e si pianifica il tutto, e in men che non si dica eccoci ai piedi del sentiero, nella località di Montespluga, ultimo baluardo italico prima del confine svizzero.

Scendiamo dalla macchina, l’aria frizzantina e pulita ci riempie i polmoni. Subito ci accorgiamo del deciso sbalzo termico con Milano. Qui a circa 1900 metri di altezza siamo ancora indietro con le stagioni.

Il nostro sguardo viene rapito e affascinato dal cielo stellato e da una lucente via lattea , ormai merce assai rara per noi milanesi, che sembra indicarci , con il suo avanzare “fluido” il nostro obbiettivo il Pizzo Emet.

Zaini in spalla, è ora di partire, ci aspetta circa 1h e 15 di cammino, per raggiungere il rifugio Bertacchi e il suo Lago d’Emet ,alla quota di 2175 metri slm. Il sentiero “arrampica” subito, volgendosi lungo una mulattiera con un susseguirsi di tornantini. E’ ancora notte, c’è una leggera brezza, i polmoni fanno il pieno di pura aria, il tempo per parlare non si trova, si raccolgono le forze per raggiungere al più presto la meta.

Il silenzio ci avvolge facendoci da compagno di viaggio, interrotto solo dai nostri passi sulle pietre, dai fruscii della natura e da qualche animale spaventato dalla nostra presenza. Man mano che si sale la notte si fa più chiara, acceleriamo il passo in modo da essere al lago al sorgere del sole, ormai manca poco.

Il Lago d’Emet

acque del lago Emet
acque del lago Emet

La fauna del lago è caratterizzata per lo più da trote Fario ed Iridee, ma anche da una nutrita colonia di salmerini alpini, affetti da nanismo, che non raggiungono mai una dimensione superiore ai 20cm e che si può trattenere senza un numero definito di capi.

La morfologia del bacino, di medie dimensioni, è tipicamente di origine glaciale. Rifornito dallo scioglimento costante della neve delle cime che lo circondano, che rende la temperatura dell’acqua, anche durante la stagione estiva , attorno ai 5°C , l’ambiente ideale per catture memorabili.

Il lago quasi completamente ghiacciato

Il paesaggio che ci circonda ha un sapore prettamente scandinavo. Il ghiaccio e la neve mascherano la natura che germoglia e si risveglia dal lungo inverno in vetta. Il sole sta per sorgere e le nostre lenze sono in acqua, giochi di luce e riflessi ci abbagliano gli occhi e il cuore, regalandoci emozioni.

Pescando con un semplice galleggiante da 5g un terminale di 2,5 metri massimo 3, con filo dello 0,12 massimo 0,14.

Le abboccate non si lasciano attendere, ecco i primi salmerini che vengono allarmati ( amo sempre senza ardiglione taglia 8 o 10), una pesca sicuramente divertente ma non troppo coinvolgente, stiamo ancora aspettando che qualche bella fario venga a far visita alla nostra camola.

Passano un paio d’ore, durante le quali il bottino di salmerini si accresce sempre più, finché il galleggiante scompare, torna a galla, traballa, e SVIUMM…scompare nuovamente, un forte strattone ed ecco che inizia la battaglia.

Il cuore inizia a pompare sangue più velocemente, l’adrenalina inizia a scaldare i nostri muscoli, meccanicamente e costantemente si inizia a recuperare la lenza. Che emozione! questa volta non si tratta di un salmerino, ma di una bella trota, che si contorce e dimena nel tentativo di sfuggirci.

Con calma la tiriamo a riva, si prende il guadino ed eccola bellissima, la sua livrea bruno scuro tendente al giallo con puntini rossi, è la tipica trota fario del lago d’Emet. Che meraviglia..

Trota fario dai colori magnifici

A differenza della salita, la discesa, scorre allegra, confrontandosi sulle emozioni appena provate, e pianificando come agire alla prossima battuta. I nostri passi ,scanditi dal ticchettio dei sassi , sono accompagnati dai fischi delle “vedette di montagna” le marmotte, ora possiamo godere della bellezza del paesaggio che ci circonda, l’alta montagna.

I nostri passi diventano sempre più pesanti, ma non per la stanchezza, ma per il peso delle emozioni che ci hanno riempito il cuore durante questa avventura, siamo ormai alla macchina, possiamo dire : “missione compiuta”.

Riccardo Stoppa