Pescare nel lago Maggiore: periodi, regolamentazione, predatori

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pescare lago Maggiore
pescare lago Maggiore

Un paesaggio che toglie il fiato. Con le sue 11 isole, il Lago Maggiore rasserena corpo e spirito. Tra Piemonte e Lombardia, tra Svizzera e Italia. In un concentrato di pura bellezza, che si sublima nelle Isole Borromee e di Brissago. Ma questi sono solo cenni veloci sulle bellezze territoriali, che meriterebbero lunghe digressioni. Ciò che, colpevolmente, passa in secondo piano è quanto piacere provochi al pescatore medio.

In memoria dei vecchi tempi

Nel DNA delle persone che nascono e crescono vicino ai laghi sorge spontaneo l’interesse verso questo hobby. Figurarsi poi in quello che è riconosciuto come il secondo più grande italiano, dietro solo al Garda. Scavando nel passato emergono storie pittoresche sugli abitanti. Un sapere tramandato di padre in figlio. Che ha stimolato l’economia locale e familiare.

Da fine anni Novanta la fauna ittica si è man mano impoverita. In parallelo, gli stravolti equilibri tra le varie specie hanno inferto un duro colpo alla diffusione dei pesci autoctoni tradizionali più pregiati. Questa regressione introduce ad un tema di più ampio respiro. Evidentemente dimostra infatti come l’intero sistema lacustre sia radicalmente mutato.

Adesso i tempi son cambiati. Eppure, ancora capita che gli appassionati tirino fuori attrezzi antichissimi come la Tirlindana, la Molagna o la Cavedanera. E provino a ripercorrere le orme dei loro avi, che su queste sponde hanno scritto piccole e grandi imprese.

Le domande fondamentali

L’ittiofauna è variopinta, di grande interesse sia sportivo che culinario. Nell’anno si possono praticare svariate tecniche per catturare specie ambite come lucci, trote, persici, carpe, tinche e alborelle. Negli ultimi lustri ha fatto, inoltre, la sua comparsa il gardon. Nonostante una discreta pressione sia dilettantistica che professionistica con rete, i pesci vivono nella quiete più totale. Grazie all’ambiente, particolarmente vasto, che permette loro di assumere grandi dimensioni, anche record. Un fattore che, inevitabilmente, fa presa sui tanti pescatori che cercano ricche catture. Che, oltre alla componente ludica, pregustano ricche scorpacciate di pesce da apprezzare in tavola.

Ovviamente, le migliori pescate implicano una buona preparazione. Dove sosta la preda prediletta? In quale periodo? A quali profondità? Tutte domande che non ammettono risposte vaghe. Bensì accurato studio. Partire in quinta, ma “alla cieca”, porta più che altro a cocenti delusioni.

Posti e periodi migliori per pescare lago Maggiore

 Ad esempio, se stuzzicano le trote argentate che sostano sulla riva bisogna rassegnarsi. In gran parte dell’anno saranno inavvicinabili. Se si pazienta a sufficienza, verso il periodo primaverile appariranno nel sottoriva. Per eseguire incursioni e attaccare fitti branchi di alborelle avvicinatisi alla costa per riprodursi. Questi brevi intervalli temporali (un mesetto circa) si registrano anche ripetute, e sostanziose, catture. O, ancora, il lago che, salendo, rende attivi esemplari di luccio, altrimenti fuori portata. E, ancora, i persici che nella stagione fredda battono in ritirata, svernando a grandi profondità. Mentre con le belle giornate tornano sotto tiro. Soprattutto vicino a imbarcaderi, moli e altri manufatti. In questo tipo di acque il cavedano nuota perennemente, 365 giorni l’anno.

pesca del pesce siluro nel lago Maggiore
pesca del pesce siluro nel lago Maggiore

Da adescare con i minnows, un classico nei grandi laghi. Il ciprinide preferisce strati superficiali, anche nei periodi freddi. Per qualche settimana grossi branchi di agoni si avvicinano poi a riva per riprodursi. E scomparire nuovamente nelle profondità. Insomma, le strategie variano, da pinnuto a pinnuto. Non esistono generalizzazioni. Al contrario, è doveroso informarsi sui sistemi adatti alla situazione.

Predatori

Analizzando i pescatori, conta innanzitutto vedere se, in quel dato luogo, c’è o meno foraggio. Ovvero quei piccoli pesci che stanno alla base di catene alimentari e fanno permanere in loco le specie ittiofaghe. Fino a poco meno di trent’anni fa, le alborelle pullulavano moltissime zone lacustri.

Attualmente, tali pesciolini si sono diradati. A tal punto che presso le sponde è difficile anche solo avvistare qualche sparuto gruppo. Tuttora permangono imponenti branchi pelagici. Che, fregola a parte, stanno ben lontani dalle rive. Nel caso dei carnivori, il piccolo gardone è diventato la pastura principale. Eppure, questa specie, per quanto numerosa, non è sempre presente. Al contrario, appare e scompare di continuo. Non garantendo quindi la permanenza dei predatori. Come invece accadeva nel sottoriva quando stanziava l’alborella. A ogni modo, il fatto che non si vedano pescetti aggirarsi non significa, per forza, che manchino invitanti prede. Con lucci, sandre ed altri carnivori che sostano vicino alle sponde. Per cacciare succulente preda quali cavedani, carassi o gardoni. Che non davano alcun segnale della loro presenza, standosene perennemente sul fondo in qualche metro d’acqua.

Generalmente, se mancano riferimenti esatti, zone interessanti possono essere nelle prossimità di:

  • Centri abitati
  • Foci di immissari con fondali in declivio
  • Insenature o zone riparate da moli

In totale franchezza, pescare su un’imbarcazione non ammette paragoni. A maggior ragione per alcune specie, consente di catturare altrimenti irraggiungibili. Si pensi a coregoni o salmerini. Chi ha un debole per la traina potrà praticare ogni variante ad esso inerente. Dal trolling con canne alle più tradizionali ed antiche, come tirlindana, molagna e cavedanera.

La regolamentazione

La normativa in vigore della pesca sul Verbano risponde alla cosiddetta “convenzione italo-elvetica”. Che ne uniforma e semplifica le regole. Ovverosia misure minime e periodo di riproduzione dei pesci, divieti, attrezzi e tecniche consentite unificate. Per quanto riguarda le acque italiane basta possedere:

  • Licenza governativa (potrebbe però rendersi necessario un tesserino segna catture provinciale)
  • Tessera f.i.p.s.a.s

Una nota a parte va aperta per alcune zone di tutela ittica dove la pesca viene interdetta. Senza dimenticare le concessioni, in sponda lombarda tra Brebbia-Ispra-Angera ed in quella piemontese zona Pallanza-Fondotoce. Nella parte circostante del Lago Maggiore sono presenti diversi corsi d’acqua, che lo alimentato. A loro volta rivestono notevole interesse e attraggono i pescatori. L’esempio più noto è dato dal Ticino sub lacuale. Tuttavia, si contano anche diversi fiumi e torrenti tributari. In cui nuotano, oltre alla fauna comune del lago, numerose specie ittiche. Come piccoli

pesci bentonici, dai varioni ai gobioni, per passare ai cobiti, scazzoni ed altri. A cui aggiungere i barbi e gli immancabili salmonidi. Mentre trote fario e salmerini popolano torrenti e riali. E, in alcune zone, specialmente vicino ai tratti più ampi di fondovalle, si presentano esemplari di marmorata e temolo.