Drifting: storia, tecnica di pesca, usi, danni ambientali

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Drifting è una tecnica di pesca in cui le reti pendono verticalmente in acqua senza essere ancorate al fondo. A sostenerle galleggianti collegati ad una fune, lungo la parte superiore della rete e pesi collegati ad un’altra corda lungo il fondo.

Tenute inizialmente aperte, le reti intrappolano il pesce avvolgendolo mentre lotta per scappare. Tuttavia, possono anche funzionare se le prede vengono catturate quando le loro branchie rimangono bloccate. La dimensione della maglia varia a seconda dell’esemplare che viene puntato. Si rivolge prevalentemente ai pesci pelagici.

Singole o in gruppo: le reti con il drifting

Le reti possono essere utilizzate singolarmente o come una flotta. In questi casi, vengono in parte sospese da ulteriori boe sulla superficie. Che sono collegate a intervalli regolari. In alcune zone con fondo sabbioso, sono persino attrezzate per pescare nelle profondità, soprattutto per i gamberi. Lasciate passivamente, le prede rimangono impigliate.

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Possono essere attaccate ad un’estremità della barca oppure lasciate libere e recuperate successivamente. Ampiamente impiegate anche nelle acque costiere, fissate mediante ancore o picchetti per impedire loro di muoversi con l’acqua. Il tipo di materiale usati è importante anche per controllare la visibilità della rete. Negli ultimi anni il nylon monofilo, che è una plastica trasparente, si è diffuso notevolmente. In gran parte perché solitamente più difficile da vedere. Ed è quindi più efficiente nella cattura. Le reti multifilo hanno il vantaggio di essere meno rigidi rispetto al monofilo.

Una volta che un pesce è catturato, diminuiscono le chance che sia in grado di fuggire. Queste reti anche meno ingombranti e più facili da gestire rispetto ai monofilo. Data la visibilità maggiore in acqua, sono colorate in base all’ambiente in cui vengono utilizzati.

La diffusione del nylon nel drifting

Occasionalmente, il pesce non può essere catturato semplicemente per essere munito di branchie. Ma può piuttosto rimanere impigliato in diverse maglie della rete. A volte mimetizzate in modo tale che sia fissato alle linee di galleggiamento e di guida per favorire l’aggrovigliamento. L’efficacia varia in base al “coefficiente di sospensione”. Più basso è il rapporto di pendenza, più le maglie della rete sono distorte da una forma rettangolare. E più è probabile che si intrappolino. La stragrande maggioranza delle navi che ne fanno uso sono piccole imbarcazioni. Spesso utilizzate per rifornire i pesci pelagici.

L’unico miglioramento moderno consiste nel nylon, che ha sostituito il cotone, la canapa e gli altri materiale vegetali. Il nylon è, a parità di peso, più forte delle fibre naturali, usate originariamente. La maggiore resistenza ha permesso di utilizzare spaghi più sottili per catturare prede sufficientemente grandi. Aumentando l’efficacia delle reti. Il nylon costa pure meno in confronto a un’alternativa tradizionale.

La storia delle reti da drifting

Tradizionalmente erano fatte di materiali organici, come la canapa, che erano biodegradabili. Prima del 1950, tendevano ad avere una maglia più grande. Che catturava solo il pesce più grande, permettendo a quelli più piccoli di scappare. Nel proseguo l’industria è passata a materiali sintetici con dimensioni più piccole. La tipologia dura più a lungo, è inodori, appare quasi invisibili nell’acqua e non è biodegradabili. Nel 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) ha posto una moratoria sulla pratica. Tre anni più tardi dall’ONU è state vietato l’uso di reti con lunghezza superiore a 2,5 km nelle acque internazionali. La maggior parte dei Paesi fissa comunque alcuni regolamenti. Spesso regolati da accordi internazionali. Oggigiorno è una pratica di pesca commerciale in quanto redditizia. Efficace nel catturare grandi quantità in una sola battuta.

Drifting: minaccia ambientale 

Qualsiasi pesce che attraversa il percorso di una deriva nell’oceano può essere aggrovigliato o catturato nella rete. Gli individui non bersaglio catturati nella rete sono chiamati catture accessorie. Nel 1994 l’UNFAO ha stimato che i tassi globali ammontavano a 27 milioni di tonnellate di pesce scartato ogni anno. Molti esemplari di specie non bersaglio muoiono come tali. Di conseguenza, sono in pericolo. Tra di loro squali, delfini, balene, tartarughe, uccelli marini e altri ancora. Poiché le reti vengono posizionate per giorni, i mammiferi che respirano aria si ingarbugliano e soccombono.

Mercato nero

Il mercato ittico ha causato un aumento delle pratiche illegali. Si stima che tra 11 e 26 milioni di tonnellate all’anno non vengono pescate regolamentate. Equivalente a un quarto delle catture mondiali. Include la cattura di pesci sottodimensionati, in acque chiuse, troppi esemplari o nelle chiusure stagionali. È preminente a causa della mancanza di imposizioni o punizioni.

Nonostante i controlli, le violazioni delle leggi sulla pesca alla deriva sono all’ordine del giorno. Il Mar Mediterraneo è il più sovra-sfruttato. Una nuova definizione è stata coniata nel 2007 come qualsiasi rete da posta mantenuta sulla superficie del mare. O ad una certa distanza sottostante da dispositivi galleggianti. Alla deriva con la corrente, indipendentemente o con la barca a cui può essere attaccato. Dispositivi che mirano a stabilizzare la rete o a limitare la deriva.

Il primo scandalo in Giappone

 La prima denuncia risale agli anni Ottanta. Quando nei Paesi asiatici iniziarono a inviare grandi flotte verso l’Oceano Pacifico settentrionale per catturare tonni e calamari. Il Giappone gestiva circa 900 navi con reti da drifting, guadagnando circa 300 milioni di dollari all’anno. Quei pescherecci vennero accusati non solo per la distruzione indiscriminata della vita marina. Ma anche per il bracconaggio del salmone nel Nord Pacifico. A danneggiare le industrie ittiche statunitensi e canadesi. E minacciare la posizione lavorativa dei pescatori che non ricorrevano a tali metodi.

Altri usi

Le reti da drifting vengono anche utilizzate negli studi ecologici sulla deriva a valle degli invertebrati e dell’ittoplastton. Infilate in un ruscello, e lasciate cadere durante la notte, raccolgono campioni. Fondamentali per capire come funzionano i bacini idrografici. Le stime quantitative derivanti richiedono certe limitazioni. Dato l’intasamento che provocano e il peggioramento della ricerca, perdendo peraltro in attendibilità.