Pesca in mare: tutte le informazioni utili

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pesca in mare
pesca in mare

Pesca in mare: un argomento così vasto che c’è il rischio di perdersi. Anche per via della particolare conformazione morfologica, in Italia il movimento resta sempre florido. Nuove e vecchie generazioni parlano la stessa lingua.

Pesca in mare: il materiale occorrente

Onde evitare spiacevoli dimenticanze, prima di ogni viaggio è bene preparare una lista. Ecco cosa inserirci:

  • Abbigliamento appropriato
  • Canna e mulinello
  • Placcaggio
  • Esca
  • Coltello affilato
  • 2 o più galleggianti di diverso peso
  • 2 o 3 diversi set di ganci
  • Una pinza o un disgiuntore a naso lungo
  • 6 o più pesi differenti
  • Pacchetto di girelle
  • Esca flessibile
  • Terminali di scorta
  • Una rete per trattenere le prede (consigliato)
  • Un panno per asciugarsi le mani e tenere i pesci spinosi
  • Bobina di ricambio
  • Piccolo kit di primo soccorso

 

Waders: gli stivali dei pescatori

Assolvono a un importante scopo. Talvolta indispensabili. Stivali alti e impermeabili, sono stati in origine prodotti dalla ditta Hodgman a metà 19esimo secolo.

pescatore che indossa Waders
pescatore che indossa Waders

Il boom nel primissimo Novecento. Quando la gomma vulcanizzata divenne popolare, si iniziò a produrli con tale materiale. Particolarmente apprezzato anche perché dotato di una resistenza eccezionale.

Negli anni del secondo conflitto bellico compì ulteriori progressi. Fino a come li si conoscono oggi. Oltre al materiale classico, sono commercializzate anche varianti in PVC, neoprene e Gore-Tex.

Rapportati agli stivali comuni, esibiscono una maggiore altezza. Tant’è che alcuni arrivano fino al torace. In tessuto traspirante, permettono di immergersi in acqua senza bagnarsi.

Un’accidentale caduta può portarli a inzupparsi d’acqua e rallentare così i movimenti del pescatore che li indossa.

 

Mulinelli

In commercio esistono vari tipi di mulinelli. Puntualmente, anno dopo anno, inedite proposte si fanno largo nella già corposa schiera.

Logicamente perfezionati sia nel materiale sia per quanto riguarda la struttura e i componenti. Operando una prima ripartizione, si distinguono in:

  • Mulinello a bobina fissa
  • Mulinello rotante (moltiplicatore)

Mulinello a bobina fissa

Il più diffuso in circolazione. Introdotto negli anni quaranta, spopola tuttora. Per prima cosa perché di facile utilizzo. E, dunque, per aver rivestito un ruolo chiave nella diffusione della frizione in passato.

Tanti i modelli su piazza. In fondo però condividono il medesimo principio. Alla base, appunto, la bobina, da cui attinge lo stesso nome. Essa avvolge il filo nel recupero.

Ma non in maniera convenzionale: anziché ruotare, oscilla verticalmente, così da semplificare la distribuzione del filo.

Durante un lancio l’archetto va alzato o “aperto” affinché il filo esca. Se un pesce che ha abboccato tenta di fuggire la bobina può essere fatta roteare.

Una frizione va configurata ad hoc, in modo che la bobina cominci a ruotare e dia filo prima che raggiunga il carico di rottura, spezzandosi. L’assortimento di questi mulinelli varia per rapporti di recupero.

Nel termine tecnico riporta quante volte, con un giro di manovella, l’archetto gira attorno alla bobina. Rapporti 1:1 o 2:1 indicano lentezza di recupero, ideale a combattere una grande preda, che si “pianta” sul fondo.

Mentre rapporti quali 4:1 e 6:1 rivelano rapidità nel recupero. Utili per recuperare velocemente il filo, inseguendo un pesce in retro o ad alte velocità. Ogni situazione specifica ha un determinato rapporto ottimale.

Diversamente dal mulinello a bobina fissa, quelli con bobina chiusa non prevedono alcun archetto. Sono infatti realizzati eseguendo un buco nella parte frontale. In cui lasciar passare il filo, accolto da un piccolo perno ruotante attorno.

Al momento del lancio, il filo viene liberato premendo un tasto, un bottone o una leva. Che può trovarsi sulla parte frontale oppure nella zona posteriore: cambia in base al modello.

La bobina contiene dai 90 ai 200 metri di circa filo, in base al mulinello e alla tipologia del filo stesso. In linea di massima, è fondamentale che il mulinello sia resistente all’usura. Solo in seconda istanza verificare il resto, dai materiali usati, al fatto che la bobina sia intercambiabile e così via.

 

Mulinello rotante

Quando si rende necessario un notevole dispiego di risorse semplifica notevolmente la vita. A partire dai 5 chili la lenza può arrivare sulle coste italiane fino ai 15 chili. Oltre è superfluo: sono pensati per i clienti oltreoceano.

Il mondo della pesca offre molteplici tipologie e dimensioni. Sull’effettiva qualità pesa la frizione, cioè il sistema di frenatura della lenza in uscita.

Nei mulinelli ultimamente lanciati sul mercato è attivabile mediante una leva installata nella parte destra del corpo. Proceduto alla chiusura, regola una molla. Che comprime un disco in carbonio sulla bobina. In tal modo, incrementa l’attrito e l’ideale forza frenante. Nel combattimento spesso bisogna farvi ricorso.

La preimpostazione (preset) lavora gradualmente con tre posizioni fisse:

  • “Free”, che libera il disco
  • “Strike”, consigliata durante l’abboccata dell’abboccata e il successivo combattimento;
  • “Full”, per la massima frenatura.

La frizione deve essere di qualità e va regolata nella maniera corretta. Con attrezzatura in buono stato e, soprattutto, con monofilo non usurato. Per regolarlo al meglio si può usare un dinamometro. Inserita la leva su “strike”, tirare il dinamometro mediante la lenza in bobina.

Importante che la frizione del mulinello slitti a circa il 25% del carico di rottura riportato sulla confezione della lenza madre imbobinata. In taluni frangenti, agire sulla leva “preset” si rivela efficace. In sostanza, con monofilo reale da 15 kg, lo strike va impostato a 4 kg circa. Con questa accortezza, se la regolazione è stata calibrata correttamente, si evita che la lenza possa rompersi sulla ripartenza del pesce.

Per tarare scrupolosamente lo “strike”, popolano il mercato anche dinamometri a molla. Questi congegni sono predisposti con un anello sulla scala di potenza: segnala, con precisione, il massimo sforzo eseguibile. A fronte di una modica spesa vanta precisione ottimale in quanto a carico di rottura.

 

Il momento migliore per pescare in mare

Tutto dipende dal tipo di pesce che si sta cercando. L’alba (principalmente) e il crepuscolo sono i momenti migliori durante ogni stagione. Così come l’alta e la bassa marea nelle ore diurne.

Al sorgere di una nuova luna piena, nei tre giorni successivi si verificano le maree più alte del mese. Molte specie prediligono l’acqua più alta, ma non sempre. Alcune vanno, infatti, a caccia quando la marea è bassa, mentre sta girando.

Pesi

Dipendono dai fattori ambientali. Per acque calme senza maree forti, dai 56 agli 85 grammi circa dovrebbero andar bene. Per mari agitati, forti correnti o nella pesca sugli scogli è preferibile che si aggirino almeno intorno ai 115 grammi.

Nella pesca al largo, poiché risulta complicato aggrapparsi ai terreni rocciosi, è meglio acquistarli separati. Su spiaggia fanno comodo anche pesi aggiuntivi. Si comportano come un’ancora e impediscono il movimento del peso (specialmente nelle correnti mobili più forti). I galleggianti sono disponibili in tutte le forme e dimensioni, quindi è necessario risalire al peso corretto.

Ami

Croce e delizia. Tendono a confondere numerosi pescatori. Mentre è vitale scegliere quelli giusti, in relazione al territorio. A pesci più grandi non equivalgono ganci più grandi. L’equazione ha fondamento solo per evitare che, oltre al pesce grosso, anche i piccoli vi si aggancino. Questo non funziona sempre, ma li limita. Le lunghezze del gancio sono progettate in base alla esca utilizzabile. Per gli sgombri non bisogna optare per una la lunghezza del gancio eccessiva.

Ami circle

Stanno conquistando ottimi riscontri perché eliminano virtualmente la necessità di ferrare. Probabilmente costituiscono la principale innovazione degli ultimi anni. Si affidano a un’ampia curvatura per la cattura e il rilascio di prede aventi grossa taglia. Talvolta creano problemi nel montaggio non vanno infatti legati con un nodo. Ma occorre fare un’asola che passa nell’occhiello e permette al circle di ruotare.

Solo seguendo questo procedimento possono muoversi verso l’angolo della bocca del pesce e penetrare nei tessuti non appena esso si allontana. È un gancio molto tecnico, preposto al “catch & release” nella pesca sportiva.

Nella larga maggioranza, infatti, aggancia la preda in zone poco sensibili. Pur funzionando appieno sui grandi predatori, risulta efficace pure col vivo, se inserito sulla groppa del pesce esca. Una cattiva abitudine che si è, purtroppo, radicata prevede di inserire gli ami circle nei tranci. In realtà così sono innocui: il gancio funziona solo se rotea grazie al montaggio su girella o asola.

Quando il pesce è agganciato

Il modo ideale per stabilirlo consiste nello stringere la linea e alzare la barra verso l’alto. In caso positivo, si sentirà che il pesce tenterà di resistere al gancio. Per la pesca in spiaggia vale la pena investire in un treppiede per la canna.

Sono spesso usati solo per le aste, ma hanno altre modalità d’uso. Su alcuni, che hanno le gambe estese, si possono attaccare accessori e avere ancora una buona distanza dal suolo.

A volte questi treppiedi hanno un gancio nel mezzo, utile, ad esempio, per tenere un secchio o una borsa contenente l’esca. Che resta dunque a debita distanza dalla spiaggia, lontana da cani e gabbiani. Inoltre, conferisce al treppiede maggiore stabilità e peso.

Cassetta di pronto soccorso

Non servono particolari precauzioni. È sufficiente applicare il vecchio, sano, buon senso. Che porterebbe a dire di includere cerotti impermeabili, kit sterile per medicazioni e qualche detergente. In estate portare anche la crema solare.

 

Regole di sicurezza

In semplici passi si limitano i rischi. Prima ancora di accingersi alla battuta gettare lo sguardo sulle condizioni del mare, sul movimento delle onde, ecc. Per esempio se le onde sbattono violentemente sulla riva, è consigliabile di non pescare in quel punto. Laddove non sia possibile raggiungere una posizione sufficientemente elevata meglio rinunciarci. Con una sola cattiva mareggiata si corrono, talvolta, seri pericoli.

Nel complesso, le onde sanno dare, come sanno togliere. Meglio pertanto essere prudenti, prima di rimpiangere quando è ormai troppo tardi . Stare allora vigili. Il bel tempo non mette al sicuro da brutte sorprese. Se si forma anche una cattiva onda nel corso dell’intera giornata, questa è in grado di creare serie complicazioni. Abbinata al moto ondoso, può colpire la riva 3-4 metri al di sopra dell’altezza normale. E invadendo la spiaggia in pochi secondi. Dunque in caso di forti onde, è meglio allontanarsi: possono superare scogli. 

 

Ultimi consigli

Mettere le mani davanti è segno di maturità. Anziché partire in solitaria, pescare con un amico o familiare: una precauzione preziosa per fronteggiare eventuali imprevisti. Se occorrono, contattare il numero 1530: metterà direttamente in contatto con la guardia costiera. Inoltre, se si scatena un brusco temporale, lasciare immediatamente la canna da pesca come qualsiasi oggetto metallico: attira i fulmini.

 

Permesso per la pesca in mare

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF), in anticipo rispetto agli anni passati, ha emanato una proroga. È stato infatti caricato sul sito istituzionale il decreto firmato, in data 26 giugno, dal direttore Riccardo Rigillo. La nuova scadenza è fissata al 31 dicembre 2018. Che parte in automatico per chi ha sottoscritto il censimento negli anni precedenti (fino al 2014). Mentre i permessi sottoscritti dal 2015 rimangono validi: assumono validità triennale.

La normativa punisce severamente i trasgressori. Se sprovvisti dell’attestato obbligatorio, scatta una sanzione amministrativa di almeno 1.000 euro. Come si legge sulla Gazzetta Ufficiale n. 132 del 7 giugno 2008. Che fissa in 3.000 euro il massimale della pesca marittima, se privi della preventiva iscrizione nell’apposito registro. Il limite per regolare la propria posizione, cioè sottoscrivere il permesso e/o esibirlo alle autorità di controllo, è fissato a 10 giorni dall’infrazione.

Lo sancisce il Decreto Ministeriale 6 dicembre 2010. In questo periodo il pescatore, sportivo o ricreativo che sia, deve sospendere l’attività. Ed inviare, entro 10 giorni dall’accertamento, la comunicazione richiesta. Ovvero presentare, all’autorità che ha effettuato il controllo, l’attestazione necessaria.